50 anni di soria di cicli cinzia
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Una storia di innovazione, creatività, stile e qualità che caratterizzano il miglior “made in Italy”

La straordinaria storia di Cicli Cinzia inizia più di cento anni fa quando il nonno, Primo Bombi, entra ancora ragazzo in Maserati. Oggi festeggiamo i cinquant’anni dell’azienda fondata nel 1967 e di Cinzia, la bicicletta pieghevole che ha venduto più di tre milioni di esemplari ed è stata per molti sinonimo stesso di bicicletta. Questo libretto riassume la storia di Cicli Cinzia, dei suoi prodotti e delle due famiglie che hanno fondato e ancora guidano l’azienda. Una storia di innovazione che si accompagna alla creatività, allo stile e alla qualità che caratterizzano il miglior “made in Italy” e che i ciclisti e i cicloturisti di tutto il mondo apprezzano da mezzo secolo. Una storia tutta vissuta a Bologna, la città dove sono nate alcune delle aziende che il mondo ci invidia e dove i rapporti umani vengono prima di ogni cosa. Una bella storia italiana che ci piace condividere festeggiando i nostri 50 anni.

firma maurizio bombi e sergio maccaferri
[ Maurizio Bombi - Sergio Maccaferri ]



Le origini


Primo Bombi, la Maserati e Tazio Nuvolari

Alcuni uomini nascono destinati a lasciare un segno. Primo Bombi lo lascia nella storia della bicicletta. Nasce nel 1901 e viene chiamato Primo perché è il primo anno del nuovo secolo, ma anche come augurio per il suo futuro. A quei tempi si cominciava a lavorare presto e Primo a 14 anni è già assistente di un verniciatore di biciclette. È bravo, intelligente, creativo e pochi anni dopo viene assunto alla Maserati, nata nel 1914. Quella che oggi è una delle case automobilistiche più famose del mondo era formata solo da cinque persone: tre fratelli Maserati, un meccanico e Primo Bombi, il verniciatore (ma non solo). L’azienda all’inizio era un garage con officina meccanica. Alfieri Maserati correva in auto e l’officina si occupava anche di elaborare e adattare le auto Isotta Fraschini per le gare su strada. Nel 1926, Maserati comincia la produzione di auto proprie e Primo Bombi diventa capo verniciatore. Di quegli anni Primo raccontava tanti episodi, ma il ricordo più bello rimaneva la sua collaborazione con Tazio Nuvolari, considerato il più grande pilota di tutti i tempi. Nuvolari, che aveva lasciato la Ferrari, nel 1933 correva con una Maserati 8CM. Primo Bombi era al suo seguito e raccontava che, dopo quello del suo meccanico, l’ultimo tocco alla macchina (“una carezza” diceva) era il suo. Il colore era infatti ciò che durante la corsa distingueva l’auto: l’auto di Nuvolari.


Tazio Nuvolari con la Maserati 8CM
[ Tazio Nuvolari con la Maserati 8CM ]


La Verniciatura emiliana e la “motor valley” di Bologna


Nel 1937, la Maserati si trasferisce a Modena e Primo, che ha cinque figli, decide di rimanere a Bologna e aprire una verniciatura che in seguito prenderà il nome di Verniciatura emiliana. Primo Bombi assume e istruisce un giovane verniciatore svelto e promettente, Severino Maccaferri, a cui rivelerà i suoi segreti. La società stringe un accordo con le aziende Malaguti e Testi, per le quali vernicia i telai delle biciclette, a cui segue quello con il più importante produttore di moto al mondo, la tedesca DKW. L’importatore della DKW assembla le moto a Bologna modificandone la ciclistica e il colore per adattarle alle esigenze e al gusto italiano. Nell’azienda di Bombi si verniciano i serbatoi e i parafanghi, che vengono poi decorati a mano dalle due figlie maggiori di Primo: Diva e Rossana. I dintorni di Bologna sono chiamati “motor valley” perché è un distretto industriale in cui lavorano i maggiori produttori italiani di motociclette: Ducati, Morini, Malaguti, Malanca, Minarelli, Cimatti. Nello stesso fazzoletto di terra c’è anche la Verniciatura emiliana che lavora per molti di loro. La fabbrica è un piccolo mondo dove ci si conosce tutti e ci si frequenta, così Severino e Diva si innamorano e si sposano. Severino entrerà poi in società con Primo e da quel momento i Bombi e i Maccaferri diventeranno di fatto una sola famiglia che condurrà l’azienda fino ad oggi.

Primo Bombi e Severino Maccaferri


Perché non fare biciclette?


Gli anni ‘60 e il vento del cambiamento

Nel dopoguerra, biciclette e ciclomotori sono i mezzi di locomozione più usati. La Verniciatura emiliana affianca i produttori arricchendo le due ruote di un elemento fondamentale: il colore. Lo fa meglio degli altri e il lavoro non manca. Quando arriva il boom economico, l’azienda è la più ricercata del settore. Qualche anno dopo, dall’altra parte dell’oceano, gli studenti scendono in piazza contro la guerra in Vietnam, portano capelli lunghi e abiti molto colorati, parlano di libertà e di rivoluzione. E nel 1969, meno di un mese dopo la discesa sulla luna dell’Apollo 11, daranno vita al più incredibile concerto di tutti i tempi, Woodstock. Questo vento arriva in Europa, portando con sé l’idea che i tempi stanno cambiando (The times they are a-changin’ canta Bob Dylan nel 1964) ed è arrivato il momento di sperimentare nuove strade e inventare cose nuove. Bombi e Maccaferri mettono a punto nuove tecniche di verniciatura e nuovi effetti di colore, ma sentono che non basta. Vogliono creare qualcosa di nuovo, mettere alla prova il loro istinto imprenditoriale e avere successo, come lo hanno avuto i loro clienti produttori di biciclette e moto.

Il boom economico e la nuova strada


Proprio in quel 1964 un produttore italiano, prendendo spunto dalla bicicletta pieghevole dei bersaglieri, costruisce la Graziella, una pieghevole facile da trasportare che diventerà ben presto oggetto del desiderio di ragazze e ragazzi. Bombi e Maccaferri trovano che sia una bella idea e vogliono capire come è fatta. Nell’estate del 1965 ne comprano una, ci vanno in giro e concordano sul fatto che possa essere migliorata: le ruote da 16 pollici sono veramente troppo piccole e rendono poco efficiente la pedalata. “Basterebbe portarle a 20 pollici e sarebbe un’altra cosa.” “E con un manubrio più morbido sarebbe anche più bella.” “Per non dire del colore. Pensa farla metallizzata!” Si guardano negli occhi e capiscono che quella potrebbe essere la strada che cercavano. Come fanno sempre, pensano lavorando. Smontano la bici, misurano i tubi che tengono la sella e il manubrio, studiano il meccanismo per ripiegare il telaio e bloccarlo, i pedali e la guarnitura. E cominciano a ragionare su come farla. Disegnano un abbozzo del telaio, chiedono supporto e consigli al cliente e amico Testi che sta nel capannone a fianco, e cominciano a lavorare al prototipo.


La nascita di Cinzia


Nasce una bicicletta nuova che piacerà subito

Costruiscono la loro prima bicicletta, ma non è ancora ciò che hanno in mente. Fanno rifare il telaio e poi lo allungano, lo accorciano, lo allargano e lo stringono. Rivedono il punto di piegatura e la cerniera, la lunghezza della forcella e i sistemi di serraggio. Poi studiano i dettagli: dalla sella al carter, dal manubrio al portapacchi, che deve essere robusto perché i ragazzi lo usano per portare, in piedi, gli amici. E finalmente appare come la immaginavano e si dicono: “Spettacolo!” “Aspetta che la vernicio, poi vedi!” La provano, la fanno provare alle mogli, ai figli, agli amici dei figli e decidono che è venuta proprio bene. Ma capiscono che devono fare in fretta, uscire prima degli altri e rischiare. “Quanto ci mettiamo ad avere cinquecento telai così?” “Pieghevoli e per le ruote del venti? Un paio di mesi.” “Poi ci mettiamo le ruote e il resto, e si va!” “E speriamo di andare forte!” Prendono accordi con i produttori dei componenti, creano una linea di montaggio e cominciano a produrre le prime biciclette. C’è tutto, manca solo il nome.

Un nome di donna, qualcosa di familiare


Bombi e Maccaferri hanno chiaro che la loro bicicletta sarà la concorrente di Graziella e vogliono farlo capire subito, già dal nome. Decidono quindi di chiamarla Annabella. Non hanno però fatto i conti con l’editore dell’omonima e famosa rivista, il quale manda i suoi avvocati a chiedere i diritti per l’utilizzo del nome. La cifra è così alta che devono rimettersi al tavolo e ripensarci. La verniciatura confina con una fabbrica di carrozzine per bambini e la figlia del custode è sempre in giro, benvoluta da tutti gli operai e sempre insieme ai figli dei proprietari. In particolare gioca con Maurizio, nipote di Primo, che ha la sua stessa età, sette anni. Mentre Bombi e Maccaferri lavorano alla loro nuova bicicletta, il custode chiama sua figlia:

“Cinzia? Cinzia! Dove ti sei cacciata?”

Si guardano negli occhi e, chissà perché, quasi in coro si dicono: “Cinzia?” “Cinzia!” “Perché no!” In qel momento, il nome si unisce alla bicicletta come se fosse naturale. Né Bombi, né Maccaferri sanno quanto sarà importante e quanto segnerà il futuro loro e dell’azienda.


ragazze con biciclette Cinzia negli anni 60


1967


Il successo di Cinzia e la nascita di Cicli Cinzia

La prima Cinzia è di un bel blu, un colore unico, con una lucentezza impareggiabile. È un blu metallizzato. Nessuno prima ha realizzato un trattamento del genere. I rivenditori ne rimangono incantati e ne prendono qualche esemplare da mettere in vetrina per testare il mercato. La moda della Graziella è forte, ma Cinzia ha le ruote più grandi, i colori più belli e costa meno. Le bici vengono vendute in pochi giorni e parte il passaparola. La richiesta diventa così forte che la produzione giornaliera viene venduta la sera stessa. Vengono realizzati tre nuovi colori: il verde muschio, il verde lago e l’arancio metallico. Il forno per la verniciatura lavora anche di notte per dare il tempo alla vernice di asciugare. E i negozianti che arrivano dopo aver chiuso, caricano le biciclette prima ancora che siano finite, portandosi via i pedali o i freni per terminare il lavoro nelle loro officine e consegnare le biciclette la mattina dopo. Bombi e Maccaferri capiscono che stanno crescendo molto in fretta e che devono fare una scelta. Così, il 25 gennaio 1967 nasce la società Cicli Cinzia, con una nuova sede, più operai e una linea di produzione che in tre anni arriva a realizzare 400 biciclette al giorno. Cinzia diventa per molti “la Cinzia”, sinonimo stesso di bicicletta. Una bicicletta sempre più amata e sempre più desiderata.

la fabbrica di Cicli Cinzia


La crescita e lo sbarco in Europa


La seconda generazione e i nuovi modelli

Nel 1970 la fabbrica si trasferisce nei 15.000 metri quadrati dell’attuale sede di Osteria Grande, comincia a produrre telai e forcelle autonomamente e aumenta la produzione a 600 biciclette al giorno, più di 120.000 in un anno. Giuseppe Bombi, che ancora giovane ha sostituito Primo, si fa carico di tutti gli aspetti commerciali e promozionali, mentre Severino Maccaferri e il figlio Sergio seguono la produzione, la ricerca e la progettazione di nuovi modelli. La seconda bicicletta prodotta sarà Diva (il nome della sorella di Giuseppe e moglie di Severino), mentre Cinzia comincia a essere proposta in nuove versioni. In una di queste - pensata per soddisfare il gusto femminile - i parafanghi e il carter cromati vengono verniciati nello stesso colore pastello della bicicletta: sarà un altro successo. Subito dopo si cominciano a costruire modelli per bambini, come la Juanito, dal nome della mascotte di Messico ‘70, la coppa del mondo di calcio famosa per “la partita del secolo” fra Italia e Germania. La qualità è alta e i dettagli sono molto curati, ma il punto di forza di Cicli Cinzia, “quel qualcosa in più” che rende le sue biciclette così desiderate e “fa impazzire i concorrenti”, rimangono i colori. Sono colori nuovi, luminosi, con una brillantezza rara per le biciclette. È la brillantezza che Primo dava alle Maserati.

Easy rider, l’austerity e le domeniche in bicicletta

Il film Easy rider fa conoscere in Europa le motociclette con i lunghi manubri chiamate chopper e Cicli Cinzia presenta Phantom, la bicicletta con manubrio ricurvo e specchietti retrovisori, sellino lungo e schienale, sospensioni e cambio a cloche. Un sogno per i ragazzi dell’epoca. La società firma in quegli anni un contratto importante con una banca americana che regala una bicicletta a chi apre un conto in banca. È un ottimo contratto, ma quando scoppia la crisi petrolifera nel 1973 la banca interrompe l’acquisto e 10.000 biciclette già pronte per essere imbarcate, rimangono in magazzino. Il mondo intero è costretto a contenere i consumi energetici e in Italia viene fatta una legge che vieta la circolazione di qualsiasi mezzo a motore nei giorni festivi. Comincia così il periodo di “austerity” e scoppia la moda delle “domeniche in bicicletta”. Intere famiglie scelgono le due ruote per le loro gite, la domanda si impenna e le 10.000 biciclette realizzate per il mercato americano, bastano solo per poche settimane.

bici da ragazzo con manubri alti e bici pieghevole

Cicli Cinzia e la sua quadra sportiva

Cicli Cinzia realizza anche biciclette da corsa e dal 1972 sponsorizza una squadra di ciclismo e la porta a gareggiare nelle grandi competizioni nazionali e internazionali. Nel 1976 è la volta della “Sei giorni” di Milano e del “Giro di Sardegna”. La Ebo Cinzia - questo il nome della squadra - ingaggia il corridore fiammingo Ferdi Van Den Haute, sei volte campione del Belgio su pista e 20 volte su strada. Correrà la Milano-Sanremo confrontandosi con giganti del calibro di Merckx, Basso e Gimondi, e parteciperà al Giro delle Fiandre e a quello di Spagna cogliendo diversi successi. Bombi e Maccaferri stringono in quegli anni una forte amicizia con Vittorio Adorni, ciclista campione del mondo nel 1968. Per lui realizzano una linea di biciclette che porta il suo nome ed è caratterizzata dall’uso di una vernice fluorescente. Il rapporto di Cicli Cinzia con lo sport è sempre stato molto stretto. Per 25 anni ha infatti sponsorizzato il ciclismo dilettantistico e per 13 la squadra di calcio Castel San Pietro, portandola in serie C.


scalfaro adorni van den haute


squadra corse Cicli Cinzia

La Francia e la produzione per i grandi marchi

Gli anni ‘80 sono caratterizzati dal boom delle vendite in Francia. L’artefice della svolta è Giuseppe Bombi che contatta la Peugeot, che oltre alle auto produce ciclomotori e bici da corsa, e la Motobecane-MBK, casa francese nata nel 1924 che produce ciclomotori. Firma due contratti importanti e comincia a produrre biciclette per le due case. Seguirà l’accordo con Decathlon, la catena di negozi nata nel 1976, per la quale produrrà centinaia di migliaia di biciclette. La prima fiera internazionale a cui Cicli Cinzia partecipa è proprio a Parigi nel 1982. Da quel momento non mancherà a nessun grande appuntamento europeo e in particolar modo alle fiere del ciclo e motociclo di Milano e Colonia. Nel 1984 Cicli Cinzia vince un bando internazionale del governo algerino per la fornitura di 100.000 biciclette, mentre in Italia produce una serie di biciclette per la Legnano.



Il successo internazionale

Le idee nuove, la velocità e l’incontro con Shimano

Sull’onda delle esportazioni, negli anni ‘80 si raggiunge una produzione di 200.000 biciclette l’anno. Giuseppe Bombi continua il suo lavoro di promozione e di ricerca, studia le mode e le esigenze delle persone e gira l’Europa visitando fiere e potenziali clienti. Raccoglie idee e suggestioni e quando torna a casa lavora con Severino e suo figlio Sergio al progetto di nuovi modelli. E poi di nuovo in giro, mentre i Maccaferri mettono in produzione le nuove biciclette. La forza dell’azienda è la velocità. C’è una grande flessibilità organizzativa, la produzione dei telai e delle forcelle è interna, così come la verniciatura. Un nuovo modello può quindi essere progettato ed essere sul mercato in 15-20 giorni, cosa che nessun concorrente riesce a fare. Quando il film ET lancia la moda della BMX e arrivano le prime Mountain Bike dagli Stati Uniti, Cicli Cinzia decide di produrre i propri modelli. Avvia quindi contatti anche con la società Shimano per valutare quali cambi montare sulle nuove bici: la BMX che si chiamerà Thunder e la Mountain Bike Colibrì. Dati i numeri in gioco, le trattative si realizzano ai massimi livelli e nel 1992 l’elicottero privato di Shozaburo Shimano atterra nel piazzale della Cicli Cinzia. Il fondatore e presidente della più grande casa produttrice di cambi al mondo resterà stupito dalla professionalità e dall’organizzazione della società di Bombi e Maccaferri.

Shimano arriva in azienda in elicottero
[ Shimano arriva in azienda in elicottero ]


Il record: 360.000 biciclette in un anno


La crescita di Cicli Cinzia continua fino a raggiungere nel 1993 la cifra record di 360.000 pezzi prodotti. L’azienda è fra le prime costruttrici di biciclette in Italia e la prima per esportazioni nel ricco mercato francese, anche grazie all’accordo di fornitura per Decathlon. Oltre che in Francia, l’azienda è presente in Belgio, Spagna e Portogallo, Inghilterra, Grecia, Svizzera e dal 1997 in Russia. A cavallo del nuovo millennio, Maurizio Bombi e Sergio Maccaferri sostituiscono i loro padri alla guida dell’azienda e la fanno ulteriormente prosperare. Continua infatti la produzione di nuovi modelli e l’uso di tecnologie più evolute, ma soprattutto viene curata la caratteristica per la quale Cicli Cinzia primeggia: il colore. Primo Bombi usava dire: “Quando vedi una bici, le prime cose che giudichi sono il colore e la forma. Ma se non ti piace il colore, la forma nemmeno la guardi.” Per Primo e Severino, nati e cresciuti verniciatori, il colore era fondamentale, così come per Maurizio e Sergio. E non c ‘è sfumatura di colore che non sappiano realizzare, fino a inventare un effetto optical realizzato con la fiamma di una candela che lascia il segno del fumo sulla vernice e producendo esemplari unici e irripetibili.

La forza dell’italianità

Cicli Cinzia è cresciuta in un territorio famoso per i motori. Bologna e la sua Regione sono infatti la patria di alcuni dei più famosi marchi motociclistici d’Italia e del mondo - primo fra tutti Ducati - e il luogo dove sono nate leggende come Ferrari, Lamborghini e Maserati. Una territorio ricco di artigiani e aziende con una grande attitudine alla ricerca e alla sperimentazione, che hanno creato innovazione e cultura. Cicli Cinzia non ha fatto eccezione e ha sviluppato nuovi modelli e nuove soluzioni per 50 anni, accompagnando l’evoluzione della bicicletta con la creatività, lo stile e la qualità che caratterizzano quel “made in Italy” apprezzato in tutto il mondo.


bici sixties dell'anniversario

Tradizione e innovazione

Cinzia, un marchio storico


Il catalogo Cicli Cinzia comprende oggi 100 modelli fra biciclette pieghevoli, da bambino, uomo e donna, da corsa e mountain bike. Si continuano a introdurre novità dal punto di vista tecnologico, con grande attenzione alla sicurezza e alla salute. Si apportano modifiche alle linee esistenti e si producono nuovi modelli che rispondono alle nuove esigenze di ciclisti cittadini e cicloturisti e alle tendenze del mercato. Grazie alla verniciatura interna, l’azienda mantiene alto il suo “marchio di fabbrica”: la resistenza delle superfici, l’originalità dei colori e il pregio della finitura. Il modello Cinzia è stato venduto a 3 milioni di persone che hanno condiviso la famosa pieghevole con fratelli, cugini e amici, tanto da rimanere nel ricordo di intere generazioni. Per molti, ancora oggi, Cinzia è il nome di una bicicletta prima ancora che quello di una donna. Una bicicletta legata ai momenti più felici della vita. Cicli Cinzia non ha solo costruito biciclette, ha scritto una parte della storia delle due ruote e oggi, a 50 anni, è ancora il simbolo della più bella e giovane italianità.

Auguri Cinzia!